La parola Yoga veicola una molteplicità di significati essendo quindi al tempo stesso multiforme e inafferrabile. Nel sanscrito vedico il significato più comunemente usato però è “unire, congiungere”.
Yoga significa quindi unione tra corpo, mente e spirito in senso individuale, ma anche unione con la Natura e con tutto l’ Universo in senso più ampio. Nella filosofia indiana, ad un livello più elevato, siamo tutti UNO che prende diverse forme nel mondo in cui viviamo.
Ed è proprio per questo motivo che in questo periodo storico, di guerre e divisioni, voglio condividere con voi la mia esperienza di insegnante Yoga ad un gruppo di mamme ucraine ospitate con i loro bambini dallo scorso marzo fino alla fine dell’anno scolastico presso l’istituto romano Alberto Cadlolo .
La richiesta di collaborare a questo progetto umanitario meraviglioso mi è arrivata da un’ amica la cui figlia frequenta regolarmente l’istituto. Mi è sembrata subito un’occasione imperdibile per creare “unione” attraverso lo Yoga, con donne, come me, in un momento di sconvolgente sofferenza.
Così, mentre i loro bambini seguivano le lezioni e i giochi a scuola, per qualche mese mi sono incontrata, una volta a settimana, con un gruppo di mamme ucraiane ai giardini di Castel Sant’Angelo per praticare Yoga insieme.
Parlavano tutte una lingua diversa dalla mia; pochissime parlavano qualche parola di inglese e ancora meno alcune parole di italiano.
Ma in questi casi non è necessario parlare la stessa lingua perché a parlare sono i corpi, le espressioni del viso, e l’energia che si è creata tra di noi grazie alla pratica dello Yoga è stata il linguaggio che ci ha permesso di comunicare, conoscerci e capirci e sostenerci.
Sembra incredibile ma è assolutamente vero!
La pratica Yoga ci ha permesso di abbattere barriere e confini; ci ha permesso di “essere”, al di là di ruoli e sovrastrutture imposti dalla società; ci ha permesso di donarci le une alle altre, ringraziandoci vicendevolmente per l’esperienza vissuta.
Oltre alle mamme ucraine che ho avuto la gioia di avere come allieve, per questa esperienza unica, devo ringraziare anche chi me l’ha proposta e i genitori della scuola A. Cadlolo, che, con l’appoggio del Preside dell’Istituto, hanno organizzato e reso possibile la realizzazione di questa iniziativa.
Una delle mamme ucraine che hanno partecipato al progetto, giovanissima e incinta, con un altro figlio con sé, dopo alcune settimane ha deciso di tornare in Ucraina dal marito; altre hanno deciso di rimanere in Italia con i loro bambini, in attesa di un “cessate il fuoco” che purtroppo ancora non è arrivato.
Oltre alla fine di un conflitto assurdo, che da mesi uccide, separa e divide vite umane, mi auguro che ognuna di queste donne possa portare con sé il ricordo dello Yoga come strumento universale di unione e condivisione.
